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La carta del reticolo idrografico con punti critici di esondazione (PCE)-(Tav. 3 )scala 1:5.000 - permette all’osservatore di poter avere indicazioni sul sistema idrico superficiale del territorio di Scafati. L’osservazione di questa mappa permette l’individuazione sia del corso del fiume Sarno che di tutti i canali suoi affluenti che sono rappresentati in colore azzurro. Sulla base idrografica, sono stati inseriti i cosiddetti Punti Critici di Esondazione (PCE), scaturiti da considerazioni derivanti dall’azione di rilevamento e di censimento, finalizzato ad azione di polizia idraulica, effettuato lungo i corsi d’acqua superficiali presenti nel territorio comunale di Scafati

L’ idrografia può essere così descritta:

Il suo corso nasce alle falde del Pizzo d’Alvano a monte della città di Sarno e caratterizza l’omonima piana che presenta una estensione di circa 200 km2, all’interno della quale scorre secondo un asse di deflusso principale SW-NE. Il Sarno attraversa il territorio comunale di Scafati nel tratto medio terminale del suo corso (24 Km totali), dopo che l’alveo è stato alimentato, seppure limitatamente, da due affluenti naturali (Torrente Solofrana e Cavaiola). Le portate del corso d’acqua principale registrate a Scafati sono abbastanza copiose (mai sotto i 4.5 m3/sec) tenuto conto delle limitate dimensioni. All’interno del territorio scafatese, il fiume Sarno, inizia il suo percorso al limite con il Comune di S.Valentino Torio, costituendo, nel suo tratto iniziale (zona ad Est del territorio comunale), il limite amministrativo con il Comune di S.Marzano sul Sarno. In questo primo tratto il fiume scorre nel suo alveo naturale con sponde rialzate generalmente di qualche metro rispetto al piano campagna e che sono interessate da inerbimenti naturali. Il percorso tracciato dal fiume in questo primo tratto è pressoché rettilineo intervallato da piccole deviazioni che non risultano dar vita a particolari situazioni di attenzione e/o pericolo per i terreni attraversati. Inoltre è da dire che in questo primo tratto le acque del fiume risultano essere abbastanza chiare almeno fino alla confluenza, in corrispondenza del limite con il territorio di Angri (zona E-SE), con le acque dei Torrenti Cavaiola e Solofrana il cui colore grigio-bruno evidenzia l’elevato decadimento qualitativo delle loro acque.

Il fiume scorre nel suo alveo naturale pensile non cementato anche nel secondo tratto fino in corrispondenza della località S.Pietro, in prossimità della Badia, dove il suo alveo inizia una deviazione verso destra irografica, che permette l’ingresso del fiume dalle aree agricole limitrofe del territorio comunale verso il centro abitato: questo tratto alle spalle dell’antico monastero cinquecentesco rappresenta il primo vero Punto Critico di Esondazione (PCE 1 ). Questo punto è stato considerato critico perché, a partire da questa zona e per tutto il suo percorso pensile, il fiume presenta un argine destro ribassato rispetto al sinistro ed il cui superamento in questo punto ha causato anche in passato l’allagamento di gran parte del territorio di S.Pietro (Tav. 3).  Successivamente, dopo l’attraversamento della località Terze, dove un principio di sifonamento dell’argine sinistro (in prossimità di via F. Budi) del fiume ha fatto temere il peggio nel gennaio 1997 (PCE 2), il corso del fiume ritorna a piano campagna convogliato in un alveo artificiale cementato (parallelamente al tratto finale di Corso Trieste) incassato per tutto il suo percorso cittadino con sponde di circa 4 metri. Il passaggio del corso d’acqua nel centro abitato fa si che esso diventi anche recapito di scarichi fognari e di rifiuti di ogni genere che naturalmente determinano un peggioramento evidente della qualità delle acque e che ostruiscono il naturale deflusso delle stesse. In corrispondenza del centro cittadino (Piazza Vittorio Veneto) il deflusso del fiume è regolato da un sistema di paratoie costruito già nel 1629 per volere del Conte Alfonso da Celano e riattivato alla metà del secolo scorso, il quale permette lo smistamento delle acque per la creazione di un canale scolmatore (Canale Bottaro). Il ponte di attraversamento del fiume adiacente la suddetta piazza è stato indicato in carta come PCE 3 ed è un punto da tenere in debita osservazione in caso di eventi pluviometrici eccezionali; infatti esso è un punto di possibile esondazione che, se non opportunamente controllato e gestito, potrebbe generare condizioni di estremo pericolo per il centro cittadino.

Il corso del fiume fa ritorno nuovamente in un alveo naturale non cementato all’uscita dal centro abitato, cioè a valle della stazione ferroviaria, proseguendo in queste condizioni fino all’uscita dal territorio comunale (ad Ovest) in corrispondenza del Comune di Pompei. E’ da evidenziare che la manutenzione di tutto il percorso cittadino del fiume non risulta essere operata in maniera sufficientemente frequente, in quanto sono stati rilevati spesso discariche in alveo ed in generale ostruzioni della sezione di deflusso. Tale tratto, invece, proprio per le possibili condizioni di rischio (cfr par. 7.5), necessiterebbe di notevole attenzione da parte degli enti preposti.

I corsi d’acqua minori affluenti del Sarno che sono rappresentati nella carta allegata (>Tav. 3), sono 7 e possono essere così descritti:

O Angri-S.Tommaso: proveniente dal territorio del vicino Comune di Angri, esso attraversa l’area di studio nella zona Sud, disegnando un percorso praticamente rettilineo all’interno di un alveo non cementato. La larghezza dell’alveo è costante e pari a circa 3 metri con argini laterali che si presentano rilevati di circa mezzo metro rispetto al piano campagna. Maggiore è invece la loro altezza in vicinanza del centro abitato (località Masseria Cappella) a protezione delle abitazioni e delle industrie dove però degli attraversamenti stradali restringono le sezioni di deflusso delle acque provocando frequenti esondazioni (PCE 4 e 5 ). Si è riscontrata inoltre una inadeguata manutenzione dell’alveo con conseguente ostruzione delle sezioni di deflusso anche a causa dei rilevanti quantitativi di rifiuti e scarichi, i quali, a monte della sopracitata zona vengono indiscriminatamente gettati in alveo. Detto Torrente non è caratterizzato però da consistenti deflussi superficiali, in quanto trae alimentazione anche dalle falde sub-affioranti; ha un modesto sviluppo longitudinale ed un ridotto bacino di alimentazione.

O Controfosso sinistro:il suo percorso nel territorio comunale risulta essere delimitato tra il Comune di Angri (ad Est) e la confluenza nel fiume Sarno che avviene a valle della stazione delle Ferrovie dello Stato di Scafati. Questo canale è l’unico a scorrere in un alveo completamente cementato di larghezza uniforme e pari a 5 metri incassato a circa 3,5 metri di profondità. Il Controfosso, che dopo la confluenza con il Canale di Bonifica è denominato Rio Sguazzatorio, presenta cementazione del letto e delle sponde a protezione del centro abitato e della sede stradale della SS18; questo accorgimento però non ha impedito diversi eventi esondativi, seppure di limitata entità, che si sono verificati nel corso del tempo provocando disagi agli utenti della sopracitata strada. La manutenzione che appare scarsa nel tratto iniziale diviene accettabile oltre la confluenza con il Canale di Bonifica.

O Controfosso destro:nel primo tratto esso decorre parallelamente al fiume Sarno a partire dal limite con il Comune di Poggiomarino posto nella zona a Nord Est del territorio comunale. Costeggiando via Lo Porto nella contrada S. Pietro ne costituisce un pericolo incombente nei periodi di grosse precipitazioni sia per il convoglio a monte (dopo Ponte S.Marzano) delle acque reflue provenienti dal contiguo Comune di Poggiomarino e da altri comuni, sia perché rappresenta il recapito delle acque sotterranee, in questa zona sub-affioranti. L’alveo presenta inizialmente una sezione ridotta (con larghezza inferiore a 2 metri e profondità 1,5 metri), rispetto alle acque che normalmente vengono convogliate in esso. La manutenzione dello stesso non permette di evitare continui allagamenti della vicina strada in concomitanza di precipitazioni più copiose (PCE 6). Dopo avere attraversato aree agricole nel secondo tratto esso scorre in aree di espansione urbana (località Terze) sempre in un alveo non cementato, con sezione di larghezza pari a 3.5 metri incrociando il fiume Sarno mediante un sifone costruito in epoca borbonica e che risulta del tutto insufficiente per lo smaltimento dei volumi d’acqua che arrivano da monte. Il sifone del Controfosso destro in condizioni normali di portate medie funziona bene (vedi relazione tecnica del Genio Civile del 7.02.97) anche se occorre frequentemente rimuovere gli accumuli depositatisi, della più svariata natura, che si formano all’imbocco del manufatto. Questo lavoro di manutenzione, risulta del tutto insufficiente nel caso di portate di piena, che provocano in questo punto (PCE 7 ) le lamentate esondazioni. La portata massima che tale manufatto riesce a smaltire è fissata dalle sezioni idriche e dalle quote di monte e di valle e la sua modifica non è ipotizzabile se non inquadrata organicamente in un progetto complessivo di riordino idraulico della rete scolante, non realizzabile certamente in tempi brevi. E’ pure da porsi in evidenza che, una concausa agli inconvenienti descritti, è da attribuire agli scarichi fognari (zona Corso Trieste) che sfociano nel controfosso, immediatamente a monte del sifone, ad una quota di poco superiore al fondo alveo, per cui allorquando il controfosso è in piena, va senz’altro in pressione con conseguente crisi della rete a monte. Il Fosso Piccolo Sarno termina il suo corso nel RioSguazzatorio poco a valle del sifone sopracitato.

Proveniente dal Comune di Angri è un canale di piccola sezione (larghezza circa 1.5 metri) che attraversa un’area agricola nella zona Est del territorio comunale. Il decorso è in alveo naturale non cementato le cui sponde sono a piano campagna e la cui scarsa manutenzione è la causa di frequenti esondazioni che interessano questa zona (PCE 8 ): queste infatti sono dovute principalmente ad un apporto di acque superiore alle capacità di smaltimento del canale stesso. Le acque che confluiscono nel Canale di Bonifica, oltre a quelle meteoriche, sono rappresentate dagli scarichi delle zone agricole a monte del territorio di Scafati, dalle acque di gronda della costruenda strada statale 237 e dalle acque di falde che in esso hanno recapito almeno in periodo di piena quando la falda è sub-affiorante, oltre ad un surplus che, nel periodo di lavorazione proviene dalle industrie conserviere.

Proveniente dal vicino Comune di S.Antonio Abate ne costituisce il limite amministrativo nella zona a Sud-Est del territorio cittadino; esso scorre in alveo naturale non cementato di larghezza 4 metri, si presenta con argini posti ad una altezza di 0.5 metri dalla quota campagna ed un inerbimento naturale è presente sulle sponde. Il Torrente Marna rappresenta il punto di recapito delle acque del vicino Fosso del Molino ed il suo corso termina con la confluenza nelle acque del fiume Sarno che avviene poco prima che esso superi il limite del territorio comunale di Pompei. L’adeguato dimensionamento della sezione di deflusso delle acque sembra scongiurare il pericolo di frequenti esondazioni.

Esiguo canale di recapito delle acque superficiali che delimita il territorio comunale di Scafati da quello del Comune di S.Antonio Abate nel tratto a Sud (limite della Provincia di Salerno). Esso scorre in alveo naturale non cementato di larghezza 1,5 metri e con una profondità di circa 80 centimetri. Questo fosso, sicuramente in periodo di piena, è il recapito anche delle acque di falda che qui risulta essere sub-affiorante. Inoltre il passaggio di una tubatura di scarico industriale che ne occlude parte della sezione originaria di drenaggio ed una scarsissima manutenzione fanno di questa zona un punto critico di esondazione (PCE 9) che determina frequentissimi allagamenti non privi di danni ai terreni agricoli circostanti.

Costituisce una derivazione del fiume Sarno che si genera dalla diramazione delle acque del fiume che avviene in corrispondenza delle chiuse della centrale piazza Vittorio Veneto. Costruito per determinare l’azionamento dei mulini esistenti sulla riva destra del fiume è divenuto successivamente uno scolmatore di piena. Esso decorre, inizialmente, in alveo cementato di larghezza 4 metri e, successivamente, dopo l’intersezione con la Strada Statale 18, in alveo non cementato fino all’uscita dal territorio comunale parallelamente alla sede autostradale, verso in Comune di Pompei. Lungo il corso del Canale si è rilevata una scarsa manutenzione e pulizia dell’alveo con presenza di discariche abusive di rifiuti in corrispondenza del prolungamento di via Zara (PCE 10).

In questa carta viene altresì indicata la posizione dell’unica stazione idrometereologica che è presente nel territorio comunale di Scafati. Essa è ubicata presso l’Istituto Sperimentale dei Tabacchi sito in via P. Vitiello, i dati fornitici da essa, come si vedrà in seguito hanno costituito, seppure con i limiti precedentemente accennati, un ottimo strumento di lavoro per la determinazione e la quantificazione dei dati pluviometrici da tenere in considerazione per una possibile soglia di attenzione.



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