Le attività saranno articolate in tre fasi corrispondenti a diversi
livelli di approfondimento:
fase uno: individuazione delle aree soggette a
rischio idrogeologico, attraverso l'acquisizione delle informazioni disponibili sullo
stato del dissesto;
fase due: perimetrazione, valutazione dei livelli di
rischio e definizione delle conseguenti misure di salvaguardia;
fase tre: programmazione della mitigazione del
rischio.
Particolare importanza va data alla fase due poiché consentirà la
perimetrazione di aree sulla base di una valutazione speditiva del rischio sulle quali
saranno applicate le misure di salvaguardia previste dal decreto-legge n. 180/1998,
secondo gli indirizzi esplicitati al successivo punto 3. In tale fase va effettuata,
secondo la metodologia indicata nei successivi punti 2.2 e 2.3, la valutazione dei livelli
di rischio, anche al fine della definizione dei programmi previsti dal comma 2, dell'art.
1, del decreto-legge n. 180/1998.
Nella fase tre, nelle aree perimetrate, si dovrà sviluppare l'analisi fino al grado di
dettaglio sufficiente a consentire, l'individuazione, la programmazione e la progettazione
preliminare degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, comprese le
eventuali necessarie delocalizzazioni di insediamenti, ai fini anche della quantificazione
del necessario finanziamento.
2.2. Aree a rischio idraulico.
Fase prima - Fase di individuazione
delle aree a rischio idraulico.
Nella prima fase di indagine dovranno essere individuati, in cartografia in scala
opportunamente prescelta in funzione delle dimensioni dell'area e comunque non inferiore a
1:100.000, i tronchi di rete idrografica per i quali dovrà essere eseguita la
perimetrazione delle aree a rischio. Per ciascun tronco fluviale o insieme di tronchi
fluviali omogenei dovrà essere compilata una scheda che riporti sinteticamente:
la tipologia del punto di possibile crisi, le caratteristiche
idrauliche degli eventi temuti (colate detritiche, piene repentine, alluvioni di conoide,
ecc. nei bacini montani;
piene dei corsi d'acqua maggiori, piene con pericolo di
dissalveamento, piene con deposito di materiale alluvionale, sostanze inquinanti o altro,
ecc. nei corsi d'acqua di fondo valle o di pianura);
la descrizione sommaria del sito e la tipologia dei beni a rischio;
la valutazione dei fenomeni accaduti e del danno temuto in caso di calamità;
le informazioni disponibili sugli eventi calamitosi del passato;
i dati idrologici e topografici e gli studi già eseguiti che siano
utilizzabili nelle successive fasi di approfondimento.
Le Autorità di bacino e le regioni potranno utilizzare - a corredo
delle informazioni disponibili presso le loro strutture tecniche, reperibili in loco o
raccolte con l'interpretazione geomorfologica delle osservazioni di campagna, delle foto
aeree ecc. - le informazioni archiviate dal Gruppo nazionale per la difesa delle
catastrofi idrogeologiche del Consiglio nazionale delle ricerche (GNDCI-CNR), nell'ambito
del progetto Aree vulnerate italiane (AVI), i cui risultati sono presentati sinteticamente
in rapporti regionali editi a cura del GNDCI-CNR.
Fase seconda - Fase di perimetrazione
e valutazione dei livelli di rischio.
Le attività di seconda fase dovranno condurre alla perimetrazione delle aree a rischio
idraulico con grado di definizione compatibile con la rappresentazione su cartografia in
scala non inferiore a 1:25.000. Disponendo di adeguati studi idraulici ed idrogeologici,
saranno identificate sulla cartografia aree, caratterizzate da tre diverse probabilità di
evento e, conseguentemente, da diverse rilevanze di piena:
aree ad alta probabilità di inondazione (indicativamente con tempo
di ritorno "Tr" di 20-50 anni);
aree a moderata probabilità di inondazione (indicativamente con
"Tr" di 100-200 anni);
aree a bassa probabilità di inondazione (indicativamente con
"Tr" di 300-500 anni).
Per ogni tronco fluviale o insieme di tronchi fluviali omogenei, la
rappresentazione cartografica delle aree inondabili dovrà essere documentata con una
sintetica scheda che dovrà riportare la descrizione della procedura adottata per la loro
individuazione insieme con le informazioni indicate precedentemente, eventualmente
ampliate.
In casi particolari, ad esempio, ove l'esondazione del corso d'acqua
possa essere provocata da fenomeni di rigurgito in conseguenza di particolari criticità,
occorre suffragare le stime con risultati di calcoli idraulici semplificati.
La individuazione delle aree a rischio idraulico ottenuta come risultato del calcolo
idraulico semplificato dovrà fare riferimento alla stima idrologica della portata di
piena prevedibile in quel tratto di corso d'acqua ed ai livelli.
I valori delle portate di piena con un assegnato tempo di ritorno
possono essere dedotti anche sulla scorta di valutazioni idrologiche speditive o di
semplici elaborazioni statistiche su serie storiche di dati idrometrici. Comunque, ove
possibile, è consigliabile che gli esecutori traggano i valori di riferimento della
portata al colmo di piena con assegnato tempo di ritorno dalle elaborazioni eseguite dal
Servizio idrografico e mareografico nazionale oppure dai rapporti tecnici del progetto
VAPI messo a disposizione dal GNDCI-CNR.
I dati pluviometrici e idrometrici raccolti dal progetto e un modulo software contenente i
codici delle principali procedure di inferenza statistica utilizzate dal progetto sono
estraibili dal sistema informativo SIVAPI accessibile tramite Internet. Il calcolo
idraulico sarà corredato, ove possibile, da un rilievo topografico, pur speditivo, del
tronco fluviale allo studio e delle sezioni critiche, specialmente nei casi in cui la
riduzione di pervietà dell'alveo è dovuta a opere antropiche. Dovranno essere inserite
nell'area sub c) le aree protette da argini, ma al livello di piena eccezionale, ovvero a
bassa probabilità di inondazione, definita precedentemente; l'esclusione di aree
rientranti in questa categoria è ammessa solo se può ritenersi insormontabile rispetto a
una piena con Tr di 200 anni l'argine che le protegge.
La perimetrazione delle aree così individuate sarà riportata alla scala adeguata, almeno
1:50.000, qualora la loro estensione sia molto grande, nell'ambito del Sistema
cartografico di riferimento oggetto di specifica intesa tra Stato e regioni.
In assenza di adeguati studi idraulici ed idrogeologici, la individuazione delle aree
potrà essere condotta con metodi speditivi, anche estrapolando da informazioni storiche
oppure con criteri geomorfologici e ambientali, ove non esistano studi di maggiore
dettaglio. Utilizzando la cartografia in scala minima 1:25.000 e con l'ausilio delle foto
aeree, dovrà essere individuata la presenza degli elementi indicati nelle premesse (cfr.
punto 2.1), riferiti agli insediamenti, alle attività antropiche e al patrimonio
ambientale, che risultano vulnerabili da eventi idraulici.
Mediante tali elementi si costruisce la carta degli insediamenti, delle
attività antropiche e del patrimonio ambientale. Sulla base della sovrapposizione delle
forme ricavate dalla carta delle aree inondabili e dagli elementi della carta degli
insediamenti, delle attività antropiche e del patrimonio ambientale, risulta possibile
eseguire una prima perimetrazione delle aree a rischio e valutare, in tale ambito, le zone
con differenti livelli di rischio, al fine di stabilire le misure più urgenti di
prevenzione,mediante interventi, e/o misure di salvaguardia.
Con riferimento ad esperienze di pianificazione già effettuate, è
possibile definire quattro classi di rischio, secondo le classificazioni di seguito
riportate.
Le diverse situazioni sono aggregate in quattro classi di rischio a gravosità crescente
(1=moderato/a; 2=medio/a; 3=elevato/a; 4=molti elevato/a), alle quali sono attribuite le
seguenti definizioni:
moderato R1: per il quale i danni sociali, economici e al patrimonio
ambientale sono marginali;
medio R2: per il quale sono possibili danni minori agli edifici, alle
infrastrutture e al patrimonio ambientale che non pregiudicano l'incolumità del
personale, l'agibilità degli edifici e la funzionalità delle attività economiche;
elevato R3: per il quale sono possibili problemi per l'incolumità
delle persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente
inagibilità degli stessi, la interruzione di funzionalità delle attività
socioeconomiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale;
molto elevato R4: per il quale sono possibili la perdita di vite
umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al
patrimonio ambientale, la distruzione di attività socioeconomiche.
Appartiene a tale fase la definizione delle misure di salvaguardia,
alle quali è dedicato il successivo punto 3.
Fase terza - Fase di programmazione
della mitigazione del rischio.
Detta fase si sostanzia in analisi ed elaborazioni, anche grafiche, sufficienti ad
individuare le tipologie di interventi da realizzare per la mitigazione o rimozione dello
stato di rischio, a consentire l'individuazione, la programmazione e la progettazione
preliminare per l'eventuale finanziamento degli interventi strutturali e non strutturali
di mitigazione del rischio idraulico o comunque per l'apposizione di vincoli definitivi
all'utilizzazione territoriale, e a definire le eventuali, necessarie misure di
delocalizzazione di insediamenti.
2.3. Aree a rischio di frana e valanga.
Fase prima - Fase di individuazione
delle aree a rischio di frana e valanga.
Per l'attività da svolgersi nell'ambito di detta fase occorre avvalersi di un'analisi
territoriale svolta in scala adeguata, almeno 1:25.000, in base ad elementi noti e a dati
già disponibili. I risultati saranno riportati nel Sistema cartografico di riferimento
oggetto di specifica intesa tra Stato e regioni. Mediante tale attività conoscitiva, va
realizzata una carta dei fenomeni franosi e valanghivi, utile per la definizione delle
zone a differente pericolosità e, quindi, alla perimetrazione speditiva delle aree a
rischio. Questo elaborato deve possedere un livello minimo di informazioni,
qualitativamente e quantitativamente adeguato, e comunque tale da consentire lo
svolgimento delle fasi successive.
Ove si sia nella fase iniziale dell'attività conoscitiva si può
utilizzare la metodologia predisposta dai Servizi tecnici nazionali a mezzo di una carta
inventario di cui all'allegato. I fenomeni di valanga si intendono nel seguito inclusi nel
termine movimenti franosi (allegati A, B). Ulteriori informazioni disponibili sulle
caratteristiche dei singoli fenomeni franosi dovranno essere acquisite mediante la scheda
elaborata dal Servizio geologico nazionale (pubblicata sul volume VII - Miscellanea)
allegata al presente atto (allegato C).
Le Autorità di bacino e le regioni potranno utilizzare - a corredo
delle informazioni disponibili presso le loro strutture tecniche, reperibili in loco o
raccolte con l'interpretazione geomorfologica delle osservazioni di campagna, delle foto
aeree ecc. - le informazioni archiviate dal Gruppo nazionale per la difesa delle
catastrofi idrogeologiche del Consiglio nazionale delle ricerche (GNDCI-CNR), nell'ambito
del progetto Aree vulnerate italiane (AVI), i cui risultati sono presentati sinteticamente
in rapporti regionali editi a cura del GNDCI-CNR.
Fase seconda - Fase di perimetrazione e
valutazione dei livelli di rischio.
Dalla fase di individuazione delle aree pericolose si passa a quella della perimetrazione
delle aree a rischio attraverso una valutazione basata sull'esistenza di persone, beni e
attività umane e del patrimonio ambientale. Nella sostanza questa fase è finalizzata da
un lato alla individuazione delle aree pericolose, ai fini della pianificazione
territoriale; d'altro lato alla specifica valutazione delle strutture ed attività a
rischio in maniera da consentire di predisporre le più opportune e urgenti misure di
prevenzione (attività pianificatoria, vincolistica temporanea, ecc). Utilizzando la
cartografia tecnica a scala minima 1:25.000 recante la perimetrazione ricavata dalla carta
dei fenomeni franosi e valanghivi, con l'ausilio eventuale delle foto aeree, è possibile
individuare la presenza degli elementi, già indicati nelle premesse, che risultano
vulnerabili da eventi di frana e valanga.
Mediante tali elementi si costituisce la Carta degli insediamenti, delle attività
antropiche e del patrimonio ambientale di particolare rilievo. Sulla base della
sovrapposizione della carta dei fenomeni franosi e della carta degli insediamenti, delle
attività antropiche e del patrimonio ambientale è possibile una prima perimetrazione
delle aree a rischio, secondo differenti livelli, al fine di stabilire le misure di
prevenzione, mediante interventi strutturali, e/o vincolistici. Come già visto al
paragrafo 2.2, si definiscono quattro classi di rischio, secondo la classificazione di
seguito riportate. Le diverse situazioni sono aggregate in quattro classi di rischio a
gravosità crescente (1=moderato/a; 2=medio/a; 3=elevato/a; 4=molto elevato/a), alle quali
sono attribuite le seguenti definizioni:
moderato R1: per il quale i danni sociali, economici e al patrimonio
ambientale sono marginali;
medio R2: per il quale sono possibili danni minori agli edifici, alle
infrastrutture e al patrimonio ambientale che non pregiudicano l'incolumità del
personale, l'agibilità degli edifici e la funzionalità delle attività economiche;
elevato R3: per il quale sono possibili problemi per l'incolumità
delle persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente
inagibilità degli stessi, la interruzione di funzionalità delle attività
socioeconomiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale;
molto elevato R4: per il quale sono possibili la perdita di vite
umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al
patrimonio ambientale, la distruzione di attività socioeconomiche.
Tale fase si conclude con la definizione delle misure di salvaguardia,
alle quali è dedicato il successivo punto 3. Fase terza - Fase di programmazione della
mitigazione del rischio. Detta fase si sostanzia in analisi ed elaborazioni, anche
grafiche, sufficienti ad individuare le tipologie di interventi da realizzare per la
mitigazione o rimozione dello stato di pericolosità, a consentire l'individuazione, la
programmazione e la progettazione preliminare per l'eventuale finanziamento degli
interventi strutturali e non strutturali di mitigazione del rischio di frana o valanga, o,
comunque, per l'apposizione di vincoli definiti all'utilizzazione territoriale comprese le
indicazioni delle eventuali, necessarie delocalizzazioni di insediamenti.
È propria di questa fase l'indagine geologica e geotecnica per l'acquisizione dei
parametri ed elementi di valenza progettuale, nonché l'eventuale monitoraggio.