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Il Rischio
Idrogeologico: Concetti Generali
Il rischio R è definito come "lentità del danno atteso in
una data area e in un certo intervallo di tempo in seguito al verificarsi di un
particolare evento calamitoso".
Per un dato elemento a rischio lentità dei danni attesi può
essere valutata attraverso:
- la pericolosità (H) ovvero la probabilità di occorrenza dellevento calamitoso
entro un certo intervallo di tempo ed in una zona tale da influenzare lelemento a
rischio;
- la vulnerabilità (V) ovvero il grado di perdita (espresso in una scala da zero =
"nessun danno" a uno = "perdita totale") prodotto su un certo elemento
o gruppo di elementi esposti a rischio risultante dal verificarsi dellevento
calamitoso temuto.
- il valore dellelemento a rischio (E) ovvero il valore (che può essere espresso in
termini monetari o di numero o quantità di unità esposte) della popolazione, delle
proprietà e delle attività economiche, inclusi i servizi pubblici, a rischio in una data
area.
Sotto determinate ipotesi il rischio può essere espresso semplicemente
dalla seguente espressione, nota come "equazione del rischio":
R = H x V x E
Spesso è difficile giungere ad una stima quantitativa del rischio per
la difficoltà della parametrizzazione, in termini probabilistici, della pericolosità e
della vulnerabilità e, in termini monetari, degli elementi a rischio.
Spesso si può ricorrere a delle sintesi parziali delle informazioni
valutando anziché il rischio totale R, il cosiddetto "rischio specifico" Rs o
il "danno" potenziale D, definiti come segue:
Rischio specifico (Rs): significa il grado di perdita atteso quale
conseguenza di un particolare fenomeno naturale. Può essere espresso da:
Rs = H x V
Danno (D): esprime lentità potenziale delle perdite nel caso del
verificarsi dellevento temuto. Sotto determinate ipotesi può essere espresso da:
D = V x E
La valutazione del rischio consiste nellanalisi dei rapporti che
intercorrono fra i vari fattori di vulnerabilità del territorio e le diverse forme di
pericolosità possibili.
La mitigazione del rischio può essere attuata, a seconda dei casi,
intervenendo nei confronti della pericolosità, della vulnerabilità, o del valore degli
elementi a rischio. Sia la valutazione che la mitigazione del rischio richiedono quindi
lacquisizione di informazioni territoriali sui caratteri geologico-ambientali e su
quelli socio-economici dellarea in esame.
Analisi
del rischio Frana
Al fine di valutare il rischio connesso allinstabilità dei
versanti, è necessario effettuare indagini finalizzate alla valutazione ed alla
rappresentazione cartografica del grado di pericolosità connesso con movimenti
gravitativi o movimenti di massa. In merito alla valutazione del danno potenziale o del
rischio, nonché i criteri ed i metodi per la mitigazione di questultimo, vengono di
seguito proposte delle linee guida generali.
La valutazione della pericolosità richiede lanalisi dei fattori
che determinano le condizioni di instabilità e le mutue interazioni fra questi. Tale
valutazione è generalmente complessa e richiede la quantificazione, sia a livello
spaziale che temporale, della probabilità che ogni tipologia di evento calamitoso possa
verificarsi.
Per la valutazione della pericolosità devono essere redatti una serie
di documenti analitici, consistenti in carte tematiche eventualmente associate con
banche-dati, che contengano i principali elementi previsionali. Tali dati di base possono
essere elaborati mediante procedure statistiche o con una valutazione soggettiva, per
fornire una Carta di sintesi della pericolosità del territorio.
Inoltre per esplicitare il carattere delle condizioni di instabilità,
in funzione dei possibili interventi, è necessario dare indicazioni sulla tipologia dei
fenomeni stessi e su alcuni dei loro caratteri geometrici e cinematici (es. area,
velocità presunta) poiché questi sono necessari alla valutazione del danno potenziale.
Le
Carte tematiche di base
Le cause della franosità sono molteplici, spesso interconnesse fra
loro e, in genere, di complessa parametrizzazione. Per lanalisi della franosità su
ampia scala è necessario limitarsi allacquisizione dei dati solo sui principali
fattori della franosità.
Oltre alle cause o fattori della franosità, la valutazione della
pericolosità deve tenere conto degli effetti del dissesto, ovvero della distribuzione e
delle caratteristiche dei fenomeni di instabilità verificatisi in passato o attualmente
in corso di evoluzione. Gran parte degli eventi franosi che si verificano sul territorio
rappresentano infatti delle riattivazioni, che si succedono con tempi di ritorno
irregolari e solo parzialmente prevedibili, di eventi avvenuti in un passato più o meno
recente.
In base a tale considerazione si procede a realizzare, alla scala
1:25.000, una cartografia geomorfologica che fornisce le principali indicazioni sulla
geometria e sul meccanismo dei fenomeni franosi e sui principali elementi geomorfologici
connessi con linstabilità dei versanti. Si tratta sostanzialmente di un documento
di tipo analitico in cui viene registrato lo stato di dissesto del territorio senza
fornire alcuna sintesi o interpretazione. Tale Carta sarà realizzata mediante
lacquisizione di dati bibliografici, linterpretazione delle foto aeree ed il
rilevamento diretto sul terreno. Il livello di dettaglio con cui possono essere
rappresentati i fenomeni franosi è necessariamente funzione della scala della cartografia
e del livello di approfondimento.
La legenda impiegata si baserà sulla mappatura delle "forme"
e dei "processi", distinti per "tipologia" e per "stato di
attività". Per quanto riguarda questultimo aspetto, di fondamentale importanza
ai fini della zonazione del rischio, vengono considerati due stati di attività:
- forme e processi attivi: se sono associati a processi in atto al momento del
rilevamento, o che ricorrono con un ciclo il cui periodo massimo non supera quello
stagionale;
- forme e processi inattivi o quiescenti: forme non attive al momento del rilevamento, ma
per le quali però esistono indizi che ne dimostrino unoggettiva possibilità di
riattivazione, in quanto esse non hanno esaurito la loro potenzialità di evoluzione.
La
Classificazione e Zonazione della pericolosità
Per la valutazione completa della pericolosità in termini
probabilistici sono necessarie informazioni dettagliate e, soprattutto, uniformemente
distribuite sul territorio, sulla ricorrenza temporale dei fenomeni franosi e/o sulle loro
cause (precipitazioni, sismi, erosione, azioni antropiche). Tali informazioni, reperibili
attraverso dettagliate ricerche storiche, sono di norma solo frammentarie e disomogenee
nel caso in cui si debba procedere ad una zonazione del territorio a grande scala.
Pertanto è necessario limitarsi alla valutazione di un grado di pericolosità relativa
classificando il territorio secondo classi di pericolosità molto generali, senza tentare
di prevedere in modo esplicito il tempo di ritorno degli eventi.
A questo fine, con i dati a disposizione, si può far riferimento
allesperienza ed al principio che un dato fenomeno di instabilità avviene con
maggiore frequenza laddove si è verificato in passato, per cui il rilevamento di
dettaglio delle forme e dei processi che sono stati attivi sul territorio, nonché
lindicazione del loro grado di attività, può consentire una previsione in termini
qualitativi della ricorrenza dei fenomeni.
Attraverso una sintesi degli elementi rappresentati nelle carte
tematiche di base è possibile derivare una Carta di instabilità dei versanti in cui sono
rappresentate quattro classi che definiscono la localizzazione e la pericolosità relativa
dei fenomeni di dissesto.
Tali classi sono basate sulla valutazione dei seguenti parametri:
- presenza di fenomeni franosi o erosivi in atto;
- presenza di fenomeni franosi o erosivi quiescenti o inattivi;
- presenza di indicatori geomorfologici che possano rappresentare indizi precursori di
fenomeni di instabilità;
- presenza di caratteri fisici del territorio che rappresentino fattori predisponenti di
fenomeni di instabilità, quali caratteri litologici, clivometrici e giaciturali nonché
caratteri relativi alle coperture detritiche superficiali.
Per la zonazione del territorio si è fa solitamente riferimento al
concetto di "area o bacino di pericolosità", ovvero alla zona in cui sono
riunite le condizioni che stanno alla base del meccanismo di instabilità. Nel caso di
fenomeni franosi o processi erosivi il "bacino di pericolosità" è generalmente
limitato allestensione del versante; tuttavia nel caso di fenomeni del tipo
"colata o flusso detritico", che interessano spesso impluvi o aste fluviali
montane e che sono in connessione con eventi idrologici, tale termine può essere esteso a
comprendere un bacino in senso idrografico.
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| CLASSE |
DESCRIZIONE |
PRESCRIZIONI |
DIRETTIVE |
H3 |
Aree
interessate da pericolosità per frana estremamente elevata, in cui sono presenti
movimenti di massa in atto, con una dinamica geomorfologica tendente o meno
allestensione areale della pericolosità.
In queste aree, a seguito anche di
ulteriori indagini di dettaglio, qualsiasi nuova utilizzazione agricola, urbanistica o
edilizia, non è consentita fino a quando non siano state realizzate opere di intervento e
di sistemazione per la rimozione o mitigazione della pericolosità, tali da comprovare,
nel tempo, un raggiunto grado di stabilità. In tale caso una nuova perimetrazione, o
deperimetrazione per annullamento del pericolo, può essere realizzata da parte delle
Amministrazioni locali. |
Nelle aree
ricadenti in questa classe è vietata qualsiasi nuova utilizzazione urbanistica ed
edilizia, nonché agricola ove aumenti linstabilità del terreno, fino a quando non
siano realizzate opere atte a rimuovere o mitigare la pericolosità. |
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H2 |
Aree
interessate da elevata pericolosità per frana evidenziata da indicatori geomorfologici
diretti, quali lesistenza di antichi corpi di frana, di segni precursori di
movimenti gravitativi (ondulazioni, contropendenze, periodiche lacerazioni,
etc.).In dette
aree, per un intorno significativo che comprenda la possibile zona di influenza del
processo in atto, gli Strumenti Urbanistici dei Comuni potranno prevedere studi ed
indagini geologiche e geotecniche di dettaglio che facciano da supporto ad ogni intervento
sistematorio volto alla utilizzazione o al recupero funzionale dellarea. |
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Gli Strumenti
Urbanistici dei Comuni salvaguardano le aree in classe H2 subordinando, di norma, a studi
ed indagini geologiche e geotecniche di dettaglio ogni intervento sistematorio volto alla
utilizzazione o al recupero funzionale dellarea stessa. |
H1 |
Aree con
moderata pericolosità per frana valutabile come tale sulla base di caratteri fisici
territoriali (litologia e caratteri geotecnici dei materiali, struttura e giacitura
geologica, processi di degradazione meteorica, dinamica geomorfologica in atto),
vegetazionali e di uso del suolo, ma prive al momento di indicazioni morfologiche di
fenomeni, sia superficiali che profondi, che possano riferirsi a processi erosivi capaci
di innescare fenomeni franosi, o a movimenti gravitativi veri e propri.
In tali aree, ferma restando la
necessità di approfondimenti nelle indagini geologico-tecniche per unarea di
congrua estensione nel caso di grandi opere e importanti trasformazioni territoriali, per
interventi di modesta entità lesecuzione di indagini specifiche può limitarsi al
sito dellintervento. |
Nelle aree
in classe H1, ferma restando la necessità di eseguire approfondite indagini
geologico-tecniche per superfici di congrua estensione nel caso di grandi opere ed
importanti trasformazioni territoriali, per interventi di modesta entità sono richieste
indagini specifiche limitate al sito dellintervento. |
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H0 |
Aree esenti
da pericolosità per frana, nelle quali i processi geomorfologici e le caratteristiche
fisiche dei terreni non costituiscono fattori predisponenti al verificarsi di movimenti di
massa.
In dette aree sono ammissibili, senza
specifiche indagini geologico-geotecniche, interventi di modesta entità ad eccezione di
quanto prescritto dalla legislazione inerente ledificazione. |
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Nelle aree
in classe H0 sono ammissibili, senza specifiche indagini geologico-geotecniche, interventi
di modesta entità. |
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| La Classificazione e Zonazione del
danno Potenziale
Il danno potenziale D esprime lentità dei danni dato il
verificarsi di un fenomeno franoso ed è definito dal prodotto del valore degli elementi a
rischio E per la loro vulnerabilità V.
La vulnerabilità dipende sia dalla tipologia dellelemento a
rischio che dallintensità del fenomeno franoso e, in pratica, esprime il raccordo
fra lintensità del fenomeno e le sue possibili conseguenze.
Il danno potenziale è indipendente dalla probabilità di occorrenza
del fenomeno, ovvero dalla pericolosità, ed esprime laliquota del valore
dellelemento a rischio che può venire compromessa in seguito al verificarsi del
fenomeno franoso.
Il primo passo necessario per la stima del danno potenziale è
lelaborazione di una scala di intensità dei fenomeni franosi. Una misura
dellintensità di questi può essere data dal prodotto dellarea in frana per
la velocità. Questultima in particolare può essere direttamente correlata con i
danni potenziali.
Nellambito dellUNESCO è stata di recente proposta una
scala di velocità dei fenomeni franosi associata ad una scala dei danni, analoga alla
scala Mercalli per i terremoti; in genere la stima della velocità dei fenomeni franosi è
estremamente problematica; una stima molto approssimata della velocità può essere
ottenuta sulla base della tipologia del fenomeno, del materiale coinvolto e del tipo di
rottura (neoformazione o riattivazione), elementi che dovrebbero essere messi in evidenza
nelle carte dei fenomeni di instabilità dei versanti.
Per quanto riguarda i versanti non ancora interessati da fenomeni
franosi, ma potenzialmente instabili, è necessario procedere ad opportune estrapolazioni,
tenendo conto della tipologie di frana che si verificano in condizioni geologiche,
morfologiche, vegetazionali e antropiche simili.
Per unanalisi preliminare del rischio il danno potenziale può
essere valutato con una metodologia semplificata che prescinde dalla precisa valutazione
del valore degli elementi a rischio e della loro vulnerabilità.
Lanalisi si effettua considerando una classificazione schematica
del territorio in zone omogenee di urbanizzazione ed utilizzo del suolo. Per ogni zona
viene previsto il danno potenziale in base sia alla tipologia di elemento a rischio,
compreso il relativo valore, che allintensità dei fenomeni franosi.
In pratica la mappatura si ottiene attraverso il confronto della carta
della struttura del territorio con la Carta geomorfologica.
Classificazione
e Zonazione del Rischio
Il rischio R esprime il danno atteso e dipende pertanto dal danno
potenziale e dalla probabilità di occorrenza del fenomeno franoso. La valutazione del
rischio si realizza quindi attraverso il confronto fra le Carte della pericolosità e del
danno potenziale. Nelle zone in cui il rischio supera le soglie socialmente accettabili è
opportuno prevedere interventi di prevenzione.
Si definisce rischio accettabile (o tollerabile) il rischio connesso
con una probabilità di accadimento dellevento e/o unentità di danno
potenziale compatibili con il quadro sociale, economico e culturale del territorio.
E piuttosto problematico definire a priori una soglia di rischio
accettabile e, ancor più, dei livelli di rischio da impiegare per la
zonazione. La scelta
di tali livelli deve essere necessariamente effettuata a livello locale tenendo conto
della specificità del quadro socio-economico di ogni zona. Questa differenziazione su
base locale determina tuttavia il problema dellimpossibilità del confronto fra
Carte del rischio redatte in zone diverse.
A questo scopo può essere utile delineare dei criteri generali per la
scelta, di volta in volta, delle classi di rischio da impiegare per la zonazione; in
particolare, a titolo di esempio, vengono proposte quattro classi generali, descritte in
tabella: |
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CLASSE |
DESCRIZIONE |
PRESCRIZIONI |
DIRETTIVE |
R3 |
Aree
interessate da rischio di frana estremamente elevato, in cui sono presenti movimenti di
massa in atto, con una dinamica geomorfologica allestensione areale del rischio.
Queste aree, caratterizzate da elevata
densità abitativa, infrastrutture viarie e di servizio (strade, ponti, ospedali, scuole,
ecc.) e presenza di insediamenti produttivi di rilevante importanza nel tessuto
socio-economico, devono essere predisposte opere di intervento e di sistemazione per la
rimozione o mitigazione del rischio, tali da comprovare, nel tempo, un raggiunto grado di
stabilità. In tale caso una nuova perimetrazione, o deperimetrazione per annullamento del
rischio, può essere realizzata da parte degli organismi tecnici locali. |
Nelle aree
ricadenti in questa classe è vietata qualsiasi nuova utilizzazione urbanistica ed
edilizia, nonché agricola ove si aumenti linstabilità del terreno, fino a quando
non siano realizzate opere atte a rimuovere o mitigare il rischio. |
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R2 |
Aree
interessate da elevato rischio di frana evidenziato da indicatori geomorfologici diretti,
quali lesistenza di antichi corpi di frana, di segni precursori di movimenti
gravitativi (ondulazioni, contropendenze, periodiche lacerazioni,
etc.). In dette aree,
caratterizzate dalla presenza di densità abitativa media e presenza di elementi a rischio
di valore intermedio, per un intorno significativo che comprenda la possibile zona di
influenza del processo in atto, gli Strumenti Urbanistici dei Comuni potranno prevedere
studi ed indagini geologiche e geotecniche di dettaglio; esse svolgeranno un ruolo di
supporto ad ogni intervento sistematorio volto alla utilizzazione od al recupero
funzionale dellarea. |
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Gli Strumenti
Urbanistici dei Comuni salvaguardano le aree in classe R2 subordinando, di norma, a studi
ed indagini geologiche e geotecniche di dettaglio ogni intervento sistematorio volto alla
utilizzazione o al recupero funzionale dellarea stessa. |
R1 |
Aree
soggette a moderato rischio per frana valutabile come tale sulla base di caratteri fisici
territoriali (litologia e caratteri geotecnici dei materiali, struttura e giacitura
geologica, processi di degradazione meteorica, dinamica geomorfologica in atto),
vegetazionali e di uso del suolo, ma prive al momento di indicazioni morfologiche di
fenomeni, sia superficiali che profondi, che possano riferirsi a processi erosivi capaci
di innescare fenomeni franosi, o a movimenti gravitativi veri e propri.
Tali aree sono caratterizzate da scarsa
densità abitativa ed assenza di infrastrutture di servizio di particolare importanza;
ferma restando la necessità di approfondimenti nelle indagini geologico-tecniche per
unarea di congrua estensione nel caso di grandi opere e importanti trasformazioni
territoriali, per interventi di modesta entità lesecuzione di indagini specifiche
può limitarsi al sito dellintervento. |
Nelle aree
in classe R1, ferma restando la necessità di eseguire approfondite indagini
geologico-tecniche per superfici di congrua estensione nel caso di grandi opere ed
importanti trasformazioni territoriali, per interventi di modesta entità sono richieste
indagini specifiche limitate al sito dellintervento. |
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R0 |
Aree esenti
da rischio di frana, nelle quali i processi geomorfologici e le caratteristiche fisiche
dei terreni non costituiscono fattori predisponenti al verificarsi di movimenti di massa.
In dette aree, caratterizzate spesso
anche da densità abitativa nulla, sono ammissibili senza specifiche indagini
geologico-geotecniche, interventi di modesta entità ad eccezione di quanto prescritto
dalla legislazione inerente ledificazione. |
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Nelle aree in
classe R0 sono ammissibili, senza specifiche indagini geologico-geotecniche, interventi di
modesta entità. |
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Una valutazione più precisa del rischio, può essere effettuata in livelli di
approfondimento successivi una volta che siano state individuate, con lanalisi
semplificata preliminare, le aree a rischio socialmente non tollerabile (R2 e R3).
Prevenzione
del rischio di Frana
La prevenzione del rischio comprende le attività volte ad evitare o
ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi
franosi. Le attività di prevenzione devono essere programmate per tutte le zone in cui il
rischio risulti socialmente non tollerabile (R2 e R3) con priorità assoluta per le zone
ad alto rischio (R3).
Sono possibili in generale due strategie di prevenzione:
- mitigazione del rischio con interventi strutturali per ridurre la pericolosità;
- mitigazione del rischio con interventi non strutturali per ridurre il danno potenziale;
Gli interventi strutturali e non strutturali sono programmati
nellambito dei Piani di Bacino, ai sensi della L.183/1989. La valutazione della loro
efficacia in termini di riduzione del rischio e la programmazione di eventuali interventi
integrativi rientrano nellambito dei Piani di Previsione e Prevenzione provinciali,
regionali e di bacino di interesse nazionale, previsti dalla L.225/1992.
Interventi strutturali
La probabilità di occorrenza (pericolosità) delle frane in una
determinata zona a rischio può essere ridotta a due criteri:
- intervenendo sulle cause predisponenti della franosità, per esempio mediante opere di
bonifica e di sistemazione idrogeologica del territorio, oppure attraverso la
razionalizzazione delle pratiche agricole o di utilizzo del suolo;
- intervenendo direttamente sui fenomeni franosi esistenti al fine di prevenire la loro
riattivazione o limitare la loro evoluzione, mediante interventi di stabilizzazione. La
stabilizzazione di una frana può realizzarsi attraverso la riduzione delle forze
destabilizzanti (es. sagomatura o gradonatura) o lincremento di quelle resistenti
(drenaggio, trattamento chimico-termico, iniezioni di cemento, chiodature, tiranti,
gabbionate, muri di sostegno, palificate, etc.).
Gli interventi strutturali hanno in genere costi elevati giustificabili
solo in condizioni di rischio eccezionale (centri abitati, beni monumentali, etc.).
Interventi non strutturali
Il danno potenziale in una determinata zona può essere limitato
intervenendo sugli elementi a rischio o sulla loro vulnerabilità.
La riduzione del valore degli elementi a rischio si esplica soprattutto
in sede di pianificazione territoriale e di normativa, nellambito delle quali
possono essere programmate le seguenti azioni:
- evacuazione di aree instabili e trasferimento dei centri abitati franosi;
- interdizione o limitazione dellespansione urbanistica in zone instabili;
- definizione dellutilizzo del suolo più consono per le aree instabili (es.
prato-pascolo, parchi, etc.).
La vulnerabilità può essere ridotta mediante interventi di tipo
tecnico oppure di tipo normativo che riguardino lorganizzazione sociale del
territorio. Sono possibili ad esempio le seguenti azioni:
- consolidamento degli edifici con conseguente riduzione dellentità di
danneggiamento dellelemento interessato dalla frana;
- installazione di misure di protezione quali reti o strutture paramassi (parapetti,
gallerie, rilevati o trincee), in modo da determinare una riduzione della probabilità che
lelemento a rischio venga interessato dalla frana, senza tuttavia limitare la
probabilità di occorrenza di questa;
- messa a punto di sistemi di monitoraggio e di allarme, che consentano un adeguato
preannuncio in modo da limitare la probabilità che la vita umana sia vulnerata
dallevento franoso;
- organizzazione di piani di emergenza e di soccorso, al fine di limitare il più
possibile i danni prodotti dalla frana.
Gli interventi non strutturali, rispetto a quelli strutturali,
presentano una maggiore flessibilità ed un costo relativamente ridotto per cui devono
essere comunque promossi nelle zone a rischio elevato.
Tecniche
per la mitigazione del rischio frana
Nellambito della pianificazione del territorio e, in particolare,
nella programmazione dello sviluppo urbanistico, il documento base che fornisce le
indicazioni sulla propensione intrinseca al dissesto del territorio è rappresentato dalla
Carta della pericolosità.
Allinterno delle classi di instabilità precedentemente descritte
si possono definire vincoli allutilizzo del territorio e criteri di mitigazione del
rischio, sulla base della tipologia dei fenomeni che sono responsabili
dellinstabilità stessa. I criteri di intervento e le opere di mitigazione e di
prevenzione dipendono strettamente dai meccanismi dei fenomeni in atto o potenziali per
cui, oltre alle informazioni sulla pericolosità, è necessario disporre di una zonazione
tipologica dei fenomeni. Tale zonazione può essere ottenuta confrontando la Carta di
instabilità dei versanti con la Carta geomorfologica, nella quale sono cartografati i
fenomeni presenti e passati, distinti sulla base della loro tipologia e del loro stato di
attività. Per quanto riguarda le aree che ricadono nelle classi H2 e H3, nelle quali si
possano avere condizioni predisponenti al verificarsi di potenziali fenomeni di
instabilità, ma qualora queste non siano rilevabili sulla base delle indicazioni
riportate nella Carta geomorfologica (ad esempio per ragioni di scala),
lindividuazione delle tipologie deve essere effettuata in sede di indagine geologica
di dettaglio.
Scivolamenti e colamenti lenti in terra
Nelle aree soggette a fenomeni di scivolamento e colamento lento di
terra devono essere interdetti con prescrizioni:
- lespansione urbanistica se non integrata con opere di intervento e di sistemazione
per la rimozione o mitigazione della pericolosità;
- tutti i lavori di colmamento, escavazione e scalzamento, i quali non siano giustificati
da approfondite indagini geologiche e geotecniche atte a dimostrare lefficacia degli
stessi per uneffettiva riduzione della pericolosità;
- laccumulo di materiali di ogni natura che non sia giustificato da approfondite
indagini geologiche e geotecniche atte a dimostrarne lefficacia per
uneffettiva riduzione della pericolosità;
- la dispersione di acque sulla superficie del terreno e/o la loro infiltrazione nello
stesso (con pozzi a perdere in particolare) e, comunque, ogni intervento che abbia per
effetto un innalzamento del livello di falda idrica nel terreno.
- il disboscamento a meno che esso non sia giustificato da approfondite indagini
geologiche e geotecniche atte a dimostrarne lefficacia per uneffettiva
riduzione della pericolosità.
- la demolizione di opere che svolgano una funzione di sostegno a meno che queste non
siano sostituite con altre opere con lo stesso fine, la cui stabilità deve essere
assicurata in ogni fase dellintervento.
Lubicazione dei beni e delle attività deve inoltre rispettare i
seguenti principi, tenendo conto comunque che la prevenzione più efficace e meno costosa
consiste nellevitare le aree esposte al pericolo e che, in ogni caso, tali regole
vanno esaminate in funzione del contesto locale.
- Il progetto di beni e di attività futuri, quale che sia la loro natura, deve prevedere
accorgimenti di protezione e rinforzo, mediante una o più delle seguenti tecniche scelte
sulla base di approfondite indagini geologiche e geotecniche:
- rinforzo della struttura;
- esecuzione di interventi di consolidamento profondi (es. palificate);
- rimodellamento del terreno;
- opere di rinforzo (tiranti, ancoraggi, etc.)
- protezione dallerosione del piede del pendio.
- La rete di evacuazione dei fluidi deve essere realizzata in modo da poter sopportare,
senza danno, movimenti limitati della sua base, e deve essere oggetto di verifiche
periodiche della sua funzionalità e riparata, se del caso, in maniera da poter sopportare
movimenti limitati della sua base.
- Le superfici denudate o con vegetazione diradata devono essere sottoposte a
rivegetazione con essenze opportune.
- Quando esistono reti di raccolta idrica, tutte le acque vi devono essere raccordate; in
loro assenza esse devono essere raccolte in serbatoi stagni o trasferite, se necessario
dopo depurazione, fuori dalla zona di influenza del franamento.
Crolli e ribaltamenti di roccia
Nelle aree soggette a fenomeni di crollo e ribaltamento di roccia
devono essere proibiti con prescrizioni:
- lespansione urbanistica sulla sommità della ripa e a partire dal suo piede verso
valle, per una fascia da determinarsi in base al contesto locale;
- la dispersione e linfiltrazione di acqua sulla sommità della ripa e a partire dal
suo piede verso valle, per una fascia da determinarsi in base al contesto locale;
- il deposito e laccumulo di materiali di qualunque natura sulla sommità della
ripa, per una fascia da determinarsi in base al contesto locale.
- le aperture nelle facciate di edifici, esposti verso la parete e ubicati entro una
distanza critica da questa (da stabilire sulla base di indagini geologico-tecniche di
dettaglio), fino ad unaltezza da determinarsi sulla base del contesto locale.
I beni e le attività, qualunque sia la loro natura, devono essere
protetti mediante direttive che si riferiscano alluso di una o più delle seguenti
tecniche:
- ripulitura della parete e della scarpata con rimozione dei blocchi instabili;
- pilastri, contrafforti e sottomurazioni (per blocchi di volume mediamente maggiore di 1
m³);
- ancoraggi, bulloni, chiodi (per blocchi di volume mediamente maggiore di 1 m³);
- reti paramassi (per blocchi di volume mediamente minori di 1 m³);
- calcestruzzo proiettato su pareti rocciose (per blocchi di volume mediamente minori di 1
m³);
- messa in opera di strutture paramassi (schermi flessibili, rigidi o in terra;
dispositivi di arresto e frenatura di pietre e blocchi);
- trattamento di superfici esposte (copertura a griglia) eventualmente anche con un
terrazzamento di cui si garantisca la stabilità;
- rivegetazione della parete con opportune essenze ed opere per la riduzione del
ruscellamento superficiale.
Colate rapide di terra, fango o detrito
Nelle aree soggette a fenomeni di colamento rapido di terra, fango o
detrito devono essere proibiti con prescrizioni:
- lespansione urbanistica allinterno del "bacino di pericolosità",
se non integrata con opere di intervento e di sistemazione per la rimozione o mitigazione
della pericolosità;
- i depositi ed accumuli di materiale di ogni tipo al di sopra di una quota da valutarsi
sulla base del contesto geologico e idrografico locale;
- la dispersione di acque sulla superficie del terreno;
Lubicazione dei beni e delle attività deve rispettare le
seguenti direttive, tenendo conto comunque che la prevenzione più efficace e meno costosa
consiste nellevitare le aree esposte al pericolo e che, in ogni caso, tali regole
vanno esaminate in funzione del contesto locale.
- Le facciate di edifici, suscettibili di ricevere londa di materiale detritico,
devono essere rinforzate, adottando particolari accorgimenti per le aperture.
- Le sorgenti, le emergenze di falda e le acque di qualunque origine, suscettibili di
muoversi sulla superficie del terreno, devono essere captate ed evacuate per mezzo di
dispositivi stagni fino ad un punto di uscita stabile e non erodibile.
- Le superfici denudate devono essere rivegetate con essenze opportune.
- Le incisioni devono essere stabilizzate con tecniche di sistemazione quali
stabilizzazioni del piede, soglie, briglie, dighe, deviazioni e protezione delle ripe.
- I beni e le attività devono essere ubicati ad una distanza dallasse
dellincisione valutabile sulla base di un approfondito studio
geologico-tecnico.
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